La morte vi fa ricchi

Philip Nitschke, il sessantaseienne medico australiano fondatore di Exit International, l’associazione che promuove nel mondo l’eutanasia e il suicidio assistito, ha scritto in un editoriale sul quotidiano Canberra Times che è arrivata l’ora di considerare, senza falsi pudori e dicendo “pane al pane”, i vantaggi economici derivanti dall’estensione della pratica dell’eutanasia volontaria nell’attuale epoca di “cinghie strette”. Nitschke, candidato al Senato nelle prossime elezioni in Australia per il partito Vep (Voluntary Euthanasia Party), è consapevole del fatto che tali argomenti  potrebbero risultare un po’ troppo traumatici perfino per gli elettori meglio disposti nei confronti degli appelli al diritto di “scegliere come morire così come si sceglie come vivere”.
15 AGO 20
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Philip Nitschke, il sessantaseienne medico australiano fondatore di Exit International, l’associazione che promuove nel mondo l’eutanasia e il suicidio assistito, ha scritto in un editoriale sul quotidiano Canberra Times che è arrivata l’ora di considerare, senza falsi pudori e dicendo “pane al pane”, i vantaggi economici derivanti dall’estensione della pratica dell’eutanasia volontaria nell’attuale epoca di “cinghie strette”.
Nitschke, candidato al Senato nelle prossime elezioni in Australia per il partito Vep (Voluntary Euthanasia Party), è consapevole del fatto che tali argomenti potrebbero risultare un po’ troppo traumatici perfino per gli elettori meglio disposti nei confronti degli appelli al diritto di “scegliere come morire così come si sceglie come vivere”.
Non si tratta di costringere nessuno, dice Nitschke, a morire contro la propria volontà. Ma qualcuno ha calcolato l’entità delle risorse che potrebbero essere “reindirizzate” nel momento in cui qualche vecchietto agli sgoccioli e incoraggiato a togliersi di mezzo rinunciasse alle ultime cure? Quanti “presìdi rurali per la cura degli aborigeni” e “quanti nuovi posti letto nei reparti di emergenza potrebbero essere creati”? Nitschke aggiunge che in Australia “il 30 per cento della spesa sanitaria per le persone di 65 anni e oltre riguarda l’ultimo anno di vita”. Un ultimo anno nel quale, seguendo il suo ragionamento, potrebbero essere incoraggiati e assecondati ben più di quanto non accada ora i desideri di chi si considera arrivato “oltre la data di scadenza”. Vecchiaia, malattia e fragilità sono colpe costose, nel Nitschke-pensiero, ed è bene che i “colpevoli” se ne rendano conto.